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PARTECIPAZIONE AL 26° CONGRESSO NAZIONALE SID SOCIETA’ ITALIANA DIABETOLOGIA RIMINI 2016

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L’associazione DIABETE ZERO ONLUS è stata presente al Congresso Nazionale SID a Rimini dal 4-7 maggio 2016 finanziando la partecipazione di Milena Lussu, giovane ricercatrice del gruppo di Metabolomica Clinica di Cagliari.

Il poster presentato, dal titolo “Analisi Metabolomica nel topo Non Obese Diabetic (NOD)”, si è inserito del contesto dello studio della patogenesi e dei meccanismi molecolari del Diabete Mellito di tipo 1 (T1D). Sono ormai diversi anni che il Professor Sandro Muntoni, dell’Università di Cagliari, e i suoi collaboratori si occupano dello studio del T1D. Il Non Obese Diabetic Mouse (NOD) è un topo che rappresenta il miglior modello animale di T1D umano in quanto possiede una suscettibilità naturale a sviluppare la patologia. L’incidenza del diabete spontaneo varia da stabulario a stabulario ma si aggira intorno al 80% nelle femmine e al 20% nei maschi. Lo scopo dello studio presentato è stato esaminare le modificazioni dei metaboliti urinari di topi con diversa suscettibilità al T1D. A tal fine è stato utilizzato un nuovo approccio, chiamato Metabolomica, basato sullo studio sistematico del set completo di metaboliti in un campione biologico. L’analisi del metaboloma permette di fotografare lo stato metabolico globale di un organismo in toto consentendo di correlare dinamiche genetiche con fattori di tipo fenotipico. Questi metodi son utili sia per la descrizione di patologie in essere, sia per l’identificazione di stadi pre-patologici collegabili a fattori di rischio di insorgenza delle malattie. I risultati di questo studio, ancora in fase preliminare, hanno mostrato dei profili metabolici differenti che possono indicare delle alterazioni di alcune vie metaboliche correlabili a una maggiore predisposizione al T1D. Le informazioni, così acquisite, potrebbero essere in seguito trasferite all’uomo con l’obiettivo di identificare, tramite un esame sulle urine, i soggetti a rischio di sviluppare il diabete mellito di tipo 1.

Sanità, nuovi presidi per i diabetici

Nelle nuove linee di indirizzo anche microinfusori e sensori di ultima generazione
Sanità, nuovi presidi per i diabetici

 

Le nuove linee di indirizzo per i presidi dei diabetici sono state approvate dalla Giunta regionale, prima della pausa di Ferragosto, su proposta dell’assessore Luigi Arru. Prevedono, tra l’altro, l’adozione di microinfusori e sensori di ultima generazione e i Centri diabetologici abilitati alla loro prescrizione e impianto.

“L’istituzione della Commissione Regionale della diabetologia e malattie metaboliche correlate è stata una delle prime azioni di questa Giunta” spiega l’assessore Arru. “La Commissione ha fatto un lavoro importante ed encomiabile, insieme con i Coordinamenti interaziendali regionali per il diabete in età adulta e per quello in età pediatrica. Dal loro lavoro nascono queste Linee di indirizzo, legate alla necessità di ridefinire e aggiornare i protocolli di accesso alla prescrizione di presidi di autocontrollo glicemico e alla gestione della terapia con microinfusori e con sistemi integrati microinfusore- sensore.
Finora, senza un protocollo regionale, l’accesso ai moderni dispositivi era infatti avvenuto in maniera difforme da Asl ad Asl. Con le Linee di indirizzo vengono individuati in Centri nei quali prescrivere e impiantare i microinfusori, vengono definite le procedure di monitoraggio dei dispositivi nei pazienti, prevista la centralizzazione degli acquisti di presidi per diabetici.
In Sardegna – ricorda Arru – più di 150 mila persone sono affette da diabete mellito e abbiamo una incidenza, nella fascia di età da 0 a 14 anni, di 60 casi/100.000 anno”.

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Staminali “in scatola” per produrre insulina

una scatoletta di plastica impiantata sottocute e riempita di cellule staminali programmate per diventare fabbriche di insulina è la nuova frontiera contro il diabete di tipo 1. La sperimentazione internazionale – partita in California e poi in Canada – a fine anno dovrebbe arrivare in Europa, grazie ai finanziamenti Ue già approvati. A essere coinvolta è anche l’Italia, con l’Ospedale San Raffaele.

“Nello studio clinico di fase I-II (sicurezza ed efficacia, ndr)   – spiega Lorenzo Piemonti, vicedirettore del Diabetes research institute (Dri) dell’Irccs milanese –  si impiegano staminali embrionali ottenute nel Duemila negli Stati Uniti tramite un protocollo preciso e dalle quali si ricavano i precursori delle cellule beta del pancreas, ovvero le cellule che producono insulina. Queste staminali vengono quindi inserite in un piccolo contenitore biocompatibile inserito sottocute nella schiena in modo tale che una volta mature, le cellule possano produrre l’ormone controlla-zucchero e liberarlo nel sangue”. Senza avere la necessità di affiancare un trattamento immunosoppressivo antirigetto (necessario in casi di trapianto di isole pancreatiche) nè la somministrazione di altri farmaci.

L’incognita che aleggia sull’avvio in Italia del test riguarda la valutazione di natura etica del protocollo, considerata la natura embrionale delle cellule utilizzate. Per bypassare l’ostacolo un gruppo di ricercatori guidato da Marc Turner, presente nella rete di studiosi che vent’anni fa partecipò alla clonazione della pecora Dolly in Scozia, ha sottoposto alla Commissione europea una richiesta di finanziamento per produrre una Banca di iPs (staminali pluripotenti indotte) alla quale potrebbero attingere gli scienziati di tutta Europa, attivi nei diversi campi di ricerca.

Le iPs si ottengono ringiovanendo cellule adulte fino allo stadio di staminali pluripotenti, tecnica che nel 2012 ha fruttato il premio Nobel per la medicina al giapponese Shinya Yamanaka.

Per sapere se questo nuovo indirizzo di ricerca per la terapia del diabete approderà a una cura più efficace di quelle attuali o addirittura sarà risolutiva per la malattia – ma anche esaminare tutti i filoni di ricerca in corso nel mondo, da quelli a un passo dalla clinica, a quelli ancora proiettati nel futuro – è in programma a fine settembre ad Harvard un incontro che riunirà per la prima volta tutti i ricercatori del mondo attivi sul fronte della terapia cellulare per contrastare il diabete.

“Sarà un’occasione unica per fare il punto sul presente e definire una strategia globale per il futuro. L’obiettivo è stilare linee guida e creare sinergie che consentano di accorciare i tempi della fase sperimentale” conclude Piemonti, tra gli organizzatori del workshop.

 

 

Cagliari 15 Aprile 2016

 

                                                                                        Ai Sig. Soci

 

Invio a mezzo Mailing-List

 Oggetto: Convocazione Assemblea Generale

 

Come anticipato a mezzo e-mail, confermo la convocazione dell’Assemblea Generale Diabete Zero Onlus che si terrà il giorno:

 

Venerdì 15 aprile 2016

alle ore 06,00 in prima convocazione

alle ore 18.30  in seconda convocazione

 

Presso la Sede Legale – Via Santa Maria Chiara 114 – Pirri Cagliari

con il seguente ordine del giorno:

1.      Relazione attività Diabete Zero 2015

2.      Presentazione Bilancio Consuntivo 2015

3.       Programmazione attività Diabete Zero 2016

5.      Varie ed eventuali

 

Si ricorda che possono partecipare solo i Soci in regola con in pagamento della quota annuale di adesione per l’anno 2016

 

   Cari Saluti

Francesco PILI

 

 

 

 

 

Diabete, Italia in ritardo sull’opzione dei microinfusori di insulina

Secondo l’Istat sarebbe affetto da diabete il 4,9% della popolazione (2,9 milioni di individui) mentre sarebbero un milione le persone con
diabete non diagnosticato. Si tratta, dunque, di una patologia di grande rilevanza sociale ed economica, per l’impatto sulla
quotidianità e per le debilitanti complicanze cui va incontro la persona affetta se non adeguatamente controllata dal punto di vista
terapeutico. Con evidenti conseguenze in termini di salute e qualità della vita per il paziente ed economiche per il Servizio sanitario
nazionale.
«Ma nonostante i vantaggi clinici dimostrati e consolidati da numerosi studi clinici – sottolinea un report di Assobiomedica – l’adozione di
microinfusori di insulina e i sensori per il monitoraggio in continuo della glicemia, presidi ad elevato contenuto tecnologico, è ancora
insufficiente rispetto a quanto previsto e richiesto dalle linee guida nazionali e internazionali, nonché fortemente eterogenea tra le
diverse regioni».

Infatti, secondo Assobiomedica, sul piano della concedibilità e del rimborso dei dispositivi, ogni regione ha stabilito proprie regole,
«rischiando così di ostacolare sia la diffusione di queste terapie, sia l’accesso a prodotti tecnologicamente avanzati in grado di
migliorare la cura e l’assistenza alle persone con diabete». Un ulteriore ostacolo all’adozione di queste tecnologie «è rappresentato
dall’assenza di adeguati codici/tariffe che appunto codifichino e remunerino correttamente l’attività dei centri di diabetologia in
ambito di microinfusione e monitoraggio continuo della glicemia».

In ogni caso, in un contesto “giovane” come quello della terapia con microinfusori e monitoraggio continuo della glicemia per il quale
l’addestramento del paziente nel centro di diabetologia rappresenta un elemento fondamentale ai fini dell’aderenza alla terapia, occorrono
approcci omogenei e condivisi sul territorio, sia in termini di modelli gestionali della patologia cronica piuttosto che nei processi
di acquisizione dei device.

 

In questa direzione Assobiomedica lancia un pacchetto di proposte:

• rendere omogenea la concedibilità dei dispositivi su tutto il
territorio nazionale, garantendo equità d’accesso a tali prestazioni;

• snellire le procedure burocratiche di autorizzazione per l’acquisto
dei dispositivi medici da parte delle strutture sanitarie;

• regolamentare la ripartizione dei costi delle nuove installazioni
nelle fasi di avvio della terapia, costi oggi totalmente a carico delle Imprese fornitrici per periodi lunghi 2-3 mesi (talvolta 6 mesi)
prima che si arrivi alla delibera di approvazione dell’acquisto dei dispositivi in questione;
• superare, ove adottato, il modello organizzativo riconducibile ai centri di riferimento regionali – eventualmente ipotizzando per questi
ultimi compiti di formazione professionale dei team diabetologici (compresa quella tecnica riferita all’uso dei vari dispositivi) e di
raccolta di dati sulla popolazione diabetica – e riconoscere responsabilità e libertà prescrittiva a tutti i centri di diabetologia in virtù della presa in carico del paziente;
• definire e attribuire adeguati codici/tariffe che codifichino e remunerino correttamente l’attività diabetologica dedicata a questi presidi;
• superare il requisito della reperibilità 24h24 da parte dello specialista diabetologo che impianti il microinfusore;
• riconoscere il valore dei servizi e delle attività ulteriori richieste alle imprese nell’ambito delle forniture di device, anche attraverso un’appropriata valorizzazione economica

 

 

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Diabete di tipo 1. Il pancreas bionico funziona anche in età preadolescenziale Secondo uno studio pubblicato su Lancet Diabetes & Endocrinology il
pancreas bionico miglior il controllo glicemico, sia di giorno che di notte, rispetto all’uso del microinfusore.
(Reuters Health)

Arrivano nuove conferme sull’efficacia del pancreas bionico nel controllo dei livelli di glicemia nel sangue in pazienti affetti da diabete insulinodipendente.
Dopo gli studi su adulti e adolescenti, l’ultima ricerca ha indagato l’effetto del ‘pancreas bionico’ in preadolescenti tra i 6 e gli 11 anni di età. E anche in questa popolazione di malati, il sistema di rilascio di insulina e glucagone, che monitora nelle 24 ore i livelli di glucosio nel sangue, ha mostrato una maggiore efficacia rispetto al microinfusore. Il pancreas bionico usa un sistema di monitoraggio continuo di glucosio e un algoritmo matematico per misurare i livelli glicemici nel sangue e somministrare la giusta dose di insulina e glucagone. La ricerca su questo strumento è stata condotta da Edward Damiano dell’Università di
Boston e colleghi, che hanno paragonato l’efficacia e la sicurezza di questo apparecchio confrontandoli con il sistema a microinfusione, già in uso tra i diabetici. I dati sono stati pubblicati su Lancet Diabetes & Endocrinology.
Le evidenze
Tutti i 19 piccoli pazienti affetti da diabete di tipo 1 coinvolti nello studio non sono stati costretti a seguire diete particolari e non hanno dovuto svolgere necessariamente esercizio fisico. Alla fine della ricerca, la concentrazione media di glucosio, rilevata durante il periodo in cui è stato utilizzato il pancreas bionico, è risultata inferiore rispetto a quella indotta con l’utilizzo del microinfusore, con 1,7 mmol/L in meno. Inoltre, una percentuale inferiore di diabetici, pari all’1,2% contro il 2,8 dei pazienti con microinfusore, ha passato meno di metà del tempo con livelli di glucosio sotto il livello inferiore considerato normale (3,3 mmol/L). I pazienti con pancreas bionico, infine, hanno passato più tempo con livelli di glucosio ottimali, tra 3,9 e 10 mmol/L, e meno ore con una concentrazione superiore a 10 mmol/L. Gli effetti positivi del pancreas bionico si sono visti sia durante il giorno che nella notte, anche se il vantaggio
nell’uso del pancreas bionico rispetto al microinfusore è stato più evidente nelle ore notturne. La concentrazione di emoglobina glicata, uno dei parametri con cui si valutano i livelli di glucosio nel sangue, è risultata ottimale (inferiore o uguale a 7,5%) in tutti i partecipanti quando usavano il pancreas
bionico, contro 12 su 19 pazienti, quando veniva istallato il microinfusore. Durante l’uso del pancreas bionico, inoltre, i pazienti hanno richiesto pochi grammi di carboidrati per trattare l’ipoglicemia. Mentre la quantità media di insulina utilizzata non è stata diversa tra chi faceva uso del microinfusore e chi
montava il pancreas bionico. Durante lo studio, comunque, non ci sono stati gravi episodi di ipoglicemia.
Il commento del ricercatore
“Questi risultati rafforzano le nostre aspettative sul pancreas bionico, considerando anche i dati raccolti negli studi su adulti ed adolescenti diabetici – ha dichiarato Damiano – Forse il risultato più importante, ritrovato in tutte e tre le sperimentazioni, è stato evideonziare che per il monitoraggio dei livelli di
glucosio basta il peso corporeo e non servono né una dieta particolare né attività fisica”. “Il controllo glicemico – ha aggiunto l’esperto – è stato raggiunto in modo soddisfacente in una popolazione, come quella pediatrica, soggetta a grande variabilità senza bisogno di intervento clinico, di valutare il
contenuto di carboidrati nei cibi, di determinare il valore di glucosio basale e senza aggiungere fattori di 16/2/2016 Diabete di tipo 1. Il pancreas bionico funziona anche in età preadolescenziale http://www.quotidianosanita.it/stampa_articolo.php?articolo_id=36427 2/2 correzione”. ‘iLet’, questo il nome del dispositivo “è completamente automatico e integra i componenti di un iPhone in un unico apparecchio, per cui non ha bisogno di uno smartphone per funzionare”. Ma per avere l’approvazione finale bisogna ancora raccogliere i dati che confrontano il pancreas bionico al sistema di microinfusione del glucagone. “Questo trial dovrebbe cominciare, secondo i nostri piani, nella prima metà del 2017”, ha concluso Damiano.
Fonte: Lancet Diabetes & Endocrinology

Parla italiano la nanotecnologia che pompa insulina

Parla italiano la nanotecnologia che pompa insulina

L’elvetica Debiotech assieme a STMicroelectronics ha inventato un dispositivo impiantabile in grado di rilasciare la sostanza all’occorrenza

In gergo si chiamano MEM, ovvero dispositivi microelectromechanical. Si tratta dell’evoluzione della nanotecnologia, che permette di racchiudere in spazi ridotti innovazioni fino a qualche tempo fa in grado di esistere solo su scala più ampia. Il campo che più di altri sembra poter trarre giovamento da ciò è quello medico. Un esempio concreto arriva dall’azienda svizzera Debiotech, che ha sviluppato assieme alla franco-italiana STMicroelectronics il primo dispositivo impiantabile in grado di pompare insulina nei pazienti. La “nanopompa”, così come è stata chiamata dai creatori, è grande circa un quarto di quelle più piccole esistenti e una volta sotto pelle è praticamente invisibile.

Come funziona

L’apparecchio si pone il non facile compito di cambiare in positivo la vita di milioni di persone, affette da diabete. La rivoluzione sarebbe portata da tecniche in grado di rilasciar sostanze quando il corpo ne ha più bisogno. Nel caso dell’insulina quindi, non ci sarebbe più bisogno di andare avanti con le iniezioni periodiche visto che la nanopompa sarebbe in grado di assicurare alla persona il livello giusto di dosaggio con tempi prestabiliti. Secondo gli esperti il futuro è questo: oggi impianti elettronici, domani la sostituzione di parti “difettose” del corpo umano con altre sane, costruite in laboratorio. Al di là di quanto possano pensarne i detrattori, non siamo in procinto di creare i prossimi Terminator ma solo di aumentare la qualità di vita per chi è affetto da malattie, in un certo senso,

TERAPIA DEL DIABETE CON LE CELLULE STAMINALI: FIDUCIA PER IL FUTURO, REALISMO E RIGORE SCIENTIFICO PER IL PRESENTE.

Pubblicato oggi il documento “Cellule staminali e terapia del diabete” redatto dal Gruppo di Studio  “Medicina rigenerativa in ambito diabetologico”, documento che rappresenta la posizione ufficiale della Società Italiana di Diabetologia sulle terapie con cellule staminali in ambito diabetologico.

 

L’avanzamento delle conoscenze nel campo della medicina rigenerativa pone sempre più spesso l’attenzione dei pazienti e dei clinici su aspettative terapeutiche basate su approcci di terapia cellulare. All’interno di questi, le terapie con cellule staminali sono spesso evocate come una possibile opzione terapeutica già in atto o perseguibile nell’ immediato futuro per il diabete.
Lo scopo di questo breve documento, redatto dai maggiori esperti italiani di cellule staminali nel diabete, è quello di fare un punto della situazione sulle attuali conoscenze e prospettive terapeutiche per il paziente diabetico, focalizzandosi su alcuni degli aspetti che più frequentemente sono motivo di curiosità e di discussione nella pratica clinica e nel rapporto con il paziente.

 

A questo  documento  hanno contribuito i ricercatori del Diabetes Research Institute di Milano, del Laboratorio di Ricerca sulle Cellule Staminali dell’Università degli Studi di Verona, del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Pisa, del Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche e Odontoiatriche dell’Università degli Studi di Milano, del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale del Politecnico di Torino, del Dipartimento di Medicina dell’Università di Padova, del Centro Nazionale Trapianti (Area Tessuti e Cellule) e  dell’Unità Ricerca e Sviluppo della Agenzia Italiana del Farmaco. La conclusione del documento è che l’evoluzione della medicina rigenerativa e lo studio della biologia delle cellule staminali sta aprendo scenari innovativi anche nel campo terapeutico del diabete. Nonostante questo, al momento tutti i trattamenti valutati in questo documento non possono essere considerati uno standard clinico e quindi devono essere effettuati solo all’interno di studi clinici approvati dai comitati etici e dalle rispettive autorità regolatorie competenti.

 

Al fine di poter meglio informare i pazienti si segnala che la International Society for Stem Cell research ha stilato delle linee guida per i pazienti sulla partecipazione a trial con terapia cellulare tradotti in molte lingue, compreso l’italiano.

 

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LA VALUTAZIONE A FINI DI INVALIDITA’ CIVILE E HANDICAP

 DEL MINORE AFFETTO DA DIABETE MELLITO TIPO I

LINEE – GUIDA

PREMESSA

Com’è noto, la storica classificazione del diabete mellito, proposta dall’OMS nel 1980, ne prevedeva, in base a un criterio misto, terapeutico e patogenetico,  la suddivisione in cinque classi cliniche:

 

 

 

Criteri NDDG (1979) modificati da OMS (1980)

 

Diabete mellito insulino-dipendente (IDDM) già definito diabete infanto-giovanile
Diabete mellito non insulino-dipendente (NIDDM) già definito diabete dell’età adulta
Diabete mellito da malnutrizione
Altri tipi di diabete secondari a: malattie pancreatiche
sindromi ormonali
farmaci o tossici
anomalie dell’insulina o del recettore
malattie genetiche
Diabete mellito gestazionale

Il progresso delle conoscenze sulle cause dei vari tipi di diabete ha portato, nel 1997, la American Diabetes Association (ADA) a proporre una classificazione esclusivamente etiologica, recepita dall’OMS nel 1999  e  marginalmente rivisitata dalla stessa ADA  nel 2014 ( cfr.“Diabetes Care, Vol. 37, suppl. 1, gennaio 2014”).

 

 

Classificazione etiologica del diabete mellito ( ADA 1997 – 2014)sempl.

Diabete mellito tipo 1

Distruzione

delle cellule β

immunomediata
idiopatica
Diabete mellito tipo 2

Deficit secretorio e

insulino resistenza

A prevalente deficit
A prevalente resistenza
Altri tipi specifici

Difetti genetici delle cellule β

(d. monogenico)

Forme giovanili affini al tipo 2

  • MODY 1
  • MODY 1
  • MODY 3
  • MODY rare (4 -13)

Diabete neonatale

Diabete mitocondriale

Difetti genetici  dell’azione insulinica

Resistenza all’insulina tipo A
Diabete lipo-atrofico

Malattie del pancreas esocrino

pancreatiti
traumi
neoplasie
Fibrosi cistica
emocromatosi

Endocrinopatie

acromegalie
cushing
glucagonoma
feocromocitoma

Farmaci o tossici

Acido nicotinico
glicocorticoidi
Ormone tiroideo
Agonisti βagonisti

Infezioni

Rosolia congenita
cytomegalovirus

Forme rare  immunomediate

Stiff-man syndrome
Anticorpi anti-recettore

Altre sindromi genetiche

Down
Klinefelter
Turner
Diabete mellito gestazionale

 

Le considerazioni espresse nelle presenti linee guida attengono esclusivamente alla valutazione del diabete mellito tipo 1 ( DMT1) insorto prima dei 18 anni di età  e sono estensibili alle altre forme di diabete ad insorgenza in età pediatrica (quali le forme MODY – Maturity Onset Diabetes of the Young-) solo allorché esse comportino, al pari del DMT1, la necessità del  trattamento insulinico.

 

 

 

DIABETE MELLITO TIPO 1

 

 

 

Il diabete mellito tipo 1 rappresenta meno del 10% di tutte le forme di diabete mellito. La sua prevalenza è pari circa a 0,5%. Costituisce indubbiamente una delle malattie croniche più frequenti dell’infanzia  e la sua incidenza  è stimata tra 6 e 10 casi per 100.000 per anno nella fascia di età da 0 a 14 anni e tra 6 e 7 casi per 100.000 per anno nella fascia di età da 15 a 29 anni.

I registri nazionali e internazionali  (DIAMOND e EURODIAB) dimostrano che l’incidenza del DMT1 è in rapido e costante aumento (+ 3-4%/anno) soprattutto fra i bambini più piccoli (+5,4%/anno  nella fascia 0-4 anni).

In Italia è attivo, a partire dal 1997, su progetto inter-associativo della Società Italiana di Diabetologia  (SID) e della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica ( SIEDP), il Registro Italiano per il diabete di tipo 1. Ne risulta che in Italia oggi sono circa 20.000 i bambini e gli adolescenti affetti da DMT1. Nel nostro Paese l’incidenza del DMT1 è particolarmente alta in Sardegna dove risulta circa 3 volte superiore  rispetto all’Italia peninsulare, che peraltro non presenta particolari differenze tra Nord e Sud. ( “Manuale operativo per l’applicazione del ‘Piano sulla Malattia Diabetica’ in età pediatrica” SIEDP, febbraio 2014)

 

Patogeneticamente  il DMT1 è caratterizzato da una distruzione progressiva, fino alla scomparsa, delle cellule β insulino-secernenti dovuta, nella maggior parte dei casi,  a meccanismi autoimmunitari (DMT1 immunomediato), documentati dal riscontro di specifici markers (ICA, GAD, IA2, IAA, ZnT8),   più raramente senza causa apparente ( DMT1 idiopatico,  che si manifesta principalmente in soggetti di etnia africana o asiatica).

Sotto il profilo etiologico esistono dati in favore di una predisposizione genetica (legata  probabilmente agli antigeni di istocompatibilità HLA-DR)  all’azione di un qualche stimolo esogeno capace di innescare una risposta immunitaria auto-aggressiva.

 

Il DMT1  autoimmune si può associare ad altre patologie croniche ad analoga patogenesi  come la tiroidite di Hashimoto ( 12-15% dei casi), la celiachia ( 6%) la sclerosi multipla ( 1-2%) e l’Addison (1%).

La velocità di distruzione delle cellule β, una volta avviatosi il processo autoimmunitario,  è variabile. La forma  a progressione rapida si manifesta principalmente, ma non esclusivamente, nei bambini; la forma  a progressione lenta è tipica degli adulti e viene talora  definita come diabete autoimmune latente dell’adulto.

Sintomatologia

L’esordio clinico del diabete mellito tipo 1 avviene in oltre il  50% dei casi  prima dei 20 anni e più frequentemente all’epoca della pubertà. E’ possibile tuttavia che la malattia si presenti sin dalla prima infanzia e anche nel corso del primo anno di vita.

In tutti i casi l’esordio è sintomatico con poliuria, nicturia,  polidipsia, polifagia (che non si accompagna ad incremento ponderale ma spesso a dimagramento).

Talora la malattia si manifesta in occasione di un evento stressante ( infezioni, traumi, interventi chirurgici)  con i segni della cheto-acidosi  ( anoressia, nausea, vomito, dolori addominali) o addirittura del coma chetoacidosico ( disidratazione, respiro di Kussmaul, alito acetonico).

Gli esami di laboratorio svelano iperglicemia a digiuno e soprattutto dopo i pasti, glicosuria in genere molto rilevante, ipoinsulinemia o insulina non dosabile,  presenza di  corpi chetonici e nella maggioranza dei casi di uno o più markers di attività autoimmunitaria  (ICA, GAD, IA2, IAA, ZnT8) contro le cellule insulari.

Nel coma chetoacidosico le urine mostreranno alta glicosuria e intensa positività alle reazioni per i corpi chetonici. Nel sangue si rileva marcata iperglicemia ( in genere tra i 500 e i 700 mg/dl), presenza di corpi chetonici, iponatremia modesta, iperpotassemia, iperosmolarità, ipertrigliceridemia e aumento degli acidi grassi liberi. Sul sangue arterioso si evidenzierà riduzione  ( con valori anche prossimi a 7,0) del PH e diminuzione della pressione parziale di CO2.

Complicanze del diabete tipo 1

 

Le complicanze acute più tipiche sono rappresentate dal coma cheto-acidosico e dal coma ipoglicemico  che, se non adeguatamente trattati, possono costituire causa di exitus.

Le complicanze croniche del diabete tipo 1 sono le medesime  del diabete mellito tipo 2:

 

  • macroangiopatia aterosclerotica con possibili disturbi ischemici   cardiaci, cerebrali e a carico degli arti;
  • microangiopatia, a carico del rene ( glomerulopatia diabetica), della retina (retinopatia diabetica, semplice o proliferante) e del sistema nervoso periferico ( neuropatia diabetica);
  • il quadro di neuropatia periferica, prevalentemente sensitiva e vegetativa,  oltre che alla microangiopatia è attribuito anche ad un danno diretto delle strutture nervose, forse dovuto a meccanismi di glicosilazione non enzimatica delle proteine strutturali;
  • infezioni intercorrenti, causate da una ridotta efficienza dei granulociti;
  • l’ulcera diabetica ( piede diabetico) dovuta al concorrere della neuropatia, della macroangiopatia e delle sovrapposizioni infettive.

Le complicanze iatrogene, dovute a reazioni all’insulina nella sede di ripetute iniezioni sottocutanee,  possono presentarsi come lipoatrofia, lipoipertrofia o come reazioni allergiche.

Terapia

Il diabete di tipo 1  è una malattia cronica  per la quale, attualmente, non è prevedibile guarigione e comporta, di necessità, la somministrazione a vita di terapia infusionale  con insulina per il mantenimento di un buon compenso metabolico.

Gli obiettivi terapeutici sono chiaramente delineati nel già citato “Manuale operativo” della SIEDP:

 

  • “mantenere l’omeostasi metabolica il più vicino possibile allo stato non diabetico;
  • evitare l’insorgenza di complicanze a breve medio termine ( gravi ipo e iperglicemie);
  • consentire un normale accrescimento ed una buona qualità di vita del bambino diabetico;
  • evitare l’insorgenza di complicanze a lungo termine”.

 

L’indicatore di “qualità della cura” più conosciuto è l’HbA1c%.

 

Attualmente la disponibilità di preparati insulinici più “fisiologici”  rispetto alle molecole di origine bovina o suina usate un tempo  e di prodotti diversi in base alla rapidità d’azione (insulina rapida, lenta, ultralenta, ad azione ritardata) rende più facile che in passato il controllo della glicemia in questi pazienti e una migliore qualità di vita.

 

Il monitoraggio della terapia e l’adeguamento delle dosi richiedono inoltre misurazioni quotidiane e più spesso pluriquotidiane della glicemia.

In alternativa alla terapia tradizionale multi-iniettiva per via sottocutanea, è oggi possibile ricorrere  all’infusione continua con microinfusori. Si tratta di dispositivi portatili di piccole dimensioni, paragonabili a quelle di un cellulare, che rilasciano insulina ad azione rapida 24 ore su 24 attraverso un tubo sottile e un’agocannula (set di infusione) inserita nel sottocute. La quantità di insulina rilasciata è personalizzabile in base alle esigenze del paziente.

Il microinfusore può essere programmato affinché eroghi insulina in continuo – profilo basale – per controllare la glicemia tra i pasti e durante il sonno. Dopo i pasti, inoltre, per coprire l’introito di cibo il paziente può somministrarsi autonomamente un bolo di insulina in dose  determinata attraverso il calcolo  della quantità di carboidrati assunti.

Anche quando si utilizza un microinfusore è comunque necessario monitorare i livelli glicemici nel corso della giornata e adeguare le dosi di insulina in base all’assunzione di cibo e all’attività fisica praticata. Il set di infusione, inoltre, deve essere sostituito frequentemente.

Altra possibilità terapeutica è costituita dall’impianto, in una tasca sottocutanea della parete addominale, di una pompa i  per l’infusione continua e a richiesta di insulina nella cavità peritoneale. Il principale svantaggio di questo sistema è costituito dalla frequenza con cui il catetere va incontro ad occlusione  rendendo necessario l’intervento del chirurgo. Il rischio principale è l’ipoglicemia.

Una particolare variante di pompa impiantabile è provvista di sensori per la determinazione continua della glicemia con rilascio “fisiologico”  dell’insulina.  Questi modelli di pompe impiantabili con sensori  hanno un rischio di episodi ipoglicemici gravi inferiore ai normali microinfusori.

 

Il trapianto di pancreas, per la necessità di un trattamento immunosoppressivo cronico, è ancora oggi sostanzialmente  limitato ai pazienti che debbano essere sottoposti anche a trapianto di rene per nefropatia diabetica avanzata.

L’allotrapianto di isole pancreatiche, ad oggi, fornisce ancora risultati a distanza inferiori rispetto al trapianto d’organo.

La terapia genica e l’uso delle staminali vanno considerati, allo stato, come campi di ricerca con potenzialità tutte da verificare.

 

 

L’impegno del minore, della famiglia e della scuola nel trattamento del DMT1.

Secondo le raccomandazioni  prospettate dallo “Standard italiano per la cura del diabete”, pubblicate  congiuntamente dalla SID ( Società Italiana di Diabetologia) e dalla AMD ( Associazione Medici Diabetologi) in data 28 maggio 2014, il paziente in trattamento insulinico deve essere educato a :

 

  • avere le abilità necessarie per effettuare la rilevazione della propria glicemia;
  • saper interpretare i risultati come base per intraprendere una azione;
  • percepire i collegamenti tra specifici comportamenti (alimentazione, esercizio fisico) e i risultati della misurazione glicemica, prendendo da questi la motivazione al cambiamento dei comportamenti;
  • mettere in atto autonomamente  comportamenti correttivi, farmacologici  e non, in risposta ai risultati delle misurazione glicemiche, soprattutto per la prevenzione del rischio ipoglicemico”.

 

L’autocontrollo glicemico deve essere considerato una componente essenziale dell’autogestione quotidiana  dei pazienti con DMT1.

 

Le raccomandazioni SID-AMD suggeriscono, per i pazienti in età inferiore a 18 anni, 6-8 controlli/die  e consigliano un controllo ancora più stretto nei bambini più piccoli.

Nelle sue raccomandazioni del 2014 l’ADA  consiglia che nei pazienti in terapia multiniettiva  o con microinfusore il controllo della glicemia sia eseguito sistematicamente prima dei pasti  e degli spuntini, occasionalmente dopo i pasti principali, prima di andare a letto e prima di un esercizio fisico, sempre nel sospetto di ipoglicemia  e dopo la correzione della ipoglicemia stessa.

E’ evidente come tale attività, indispensabile per la prevenzione delle complicanze microangiopatiche,  sia particolarmente delicata  e impegni  necessariamente oltre che il piccolo paziente anche gli adulti di riferimento, familiari o personale scolastico.

L’adulto di riferimento è chiamato a  “ricordare” al bambino l’appuntamento pluriquotidiano con la misurazione, ad aiutarlo  nell’interpretazione del rilievo  e nella successiva fase  decisionale-terapeutica,  a   conservare adeguatamente e a gestire con modalità sterili il complesso dei presidi di uso quotidiano ( siringhe per insulina, agli e lancette pungi dito, reattivi per la ricerca di glucosio e corpi chetonici nelle urine, reattivi per il dosaggio della glicemia su sangue capillare).

Va inoltre considerato che il minore, ancorché in ottimale controllo glicemico, dovrà sottoporsi periodicamente a controlli oculistici, nefrologici, neurologici, psicologici, cardiologici, odontoiatrici al fine di cogliere tempestivamente l’eventuale comparsa di complicanze.

Né va dimenticato come nel minore con DMT1 eventi intercorrenti anche banali, come malattie infettive o piccoli traumatismi,  comportino la necessità di riesaminare  e adeguare il trattamento farmacologico  e talora l’ospedalizzazione.

L’impatto socio-assistenziale del diabete mellito tipo 1

 

La natura di malattia di “alto interesse sociale” del diabete mellito è stata riconosciuta dal Legislatore italiano  già  con l’art. 1 della Legge 16 marzo 1987, n. 115. “Disposizioni per la prevenzione e la cura del diabete mellito.” (Pubblicata nella G.U. 26 marzo 1987, n. 71).

 

Più recentemente le problematiche socio-assistenziali del diabete mellito insorgente nell’età evolutiva  sono state  compiutamente delineate  nel “Piano sulla malattia diabetica” redatto dalla Commissione Nazionale Diabete del Ministero della Salute, approvato il 6 dicembre 2012 (G.U. febbraio 2013).

 

La Commissione ministeriale, infatti, sottolinea come il diabete mellito dell’età evolutiva sia “la più comune malattia cronica fra i bambini” (pag.6) e sia  “caratterizzato da una forte instabilità e, quindi, da una gestione estremamente difficile in relazione a peculiarità fisiologiche, psicologiche e nutrizionali. Il bambino/adolescente con diabete vive un disagio transitorio in relazione all’età e allo stadio di maturità; ciò comporta uno svantaggio e una limitazione di grado variabile allo svolgimento delle funzioni tipiche dell’età, imponendo un peso che deve essere sopportato anche dai genitori, dai fratelli, dai parenti dalla scuola e dalla comunità in genere” ( pag. 64).

Nel medesimo testo ( pag. 65) si elencano, tra le altre,   le seguenti criticità nella gestione del diabete in età evolutiva:

 

  • “i mutamenti della società influenzano negativamente la famiglia (famiglie monoparentali o problematiche, ritmi di lavoro accelerati)  e creano difficoltà nel ruolo educativo;
  • le difficoltà in ambito scolastico possono determinare sentimenti di diversità e condizioni di esclusione, con limitazione del benessere psico-fisico e rischio di associazione con problemi psico-sociali e comportamentali  quali difficoltà relazionali, ansia, depressione e disturbi del comportamento alimentare;
  • le resistenze basate su pregiudizi e ostacoli legati talora a normative obsolete, interferiscono gravemente sul coinvolgimento dei pazienti nelle attività scolastiche ed extra-scolastiche”.

 

Nel delineare le caratteristiche della “rete di assistenza diabetologica dell’età evolutiva”  la Commissione  sottolinea come “il diabete interferisce in ogni aspetto della vita e delle esperienze del bambino/adolescente”  e come esista nella popolazione “ una scarsa consapevolezza del carico umano  e sociale che grava sul bambino/adolescente affetto da diabete” sicché “la cura deve essere impostata non solo sotto il profilo biomedico, ma anche sotto quello psicosociale” (pag. 47).

Nel documento viene attribuito particolare rilievo al contesto relazionale familiare e scolastico e non solo per il fatto che “ la terapia , che non può essere eseguita nella maggior parte dei casi in maniera autonoma dal bambino, deve essere garantita da altri in tutti gli ambienti di vita” ( pag. 50).

In particolare la famiglia è individuata come la principale protagonista e responsabile “ della qualità della vita e della prevenzione delle complicanze  a distanza” e di conseguenza  costituisce il  destinatario prioritario del “programma educativo/motivazionale specifico sulla malattia “ da parte delle “funzioni specialistiche” del SSN.

Alla scuola viene riconosciuto un doppio ruolo: “da una parte rappresenta un momento importantissimo nel graduale processo di accettazione  del diabete  e di autonomia da parte del bambino e del ragazzo, dall’altra costituisce una opportunità di educazione nutrizionale”.

Né sfugge agli estensori del testo ministeriale che “l’obiettivo primario da perseguire è la sicurezza in ambito scolastico, in particolare per quanto riguarda la somministrazione della terapia e la gestione di eventuali emergenze metaboliche ( ad es. la ipoglicemia)”.

 Viene pertanto previsto, a integrazione delle “Linee guida per la definizione degli interventi  finalizzati all’assistenza di studenti che necessitano di somministrazione di farmaci in orario scolastico” ( Ministeri della Salute e dell’Istruzione, 25 novembre 2005), che “allo scopo di aiutare la scuola  a svolgere al meglio il suo ruolo, sia sotto il profilo della crescita psicologica sia sotto quello dell’assistenza  e vigilanza, i team specialistici daranno la loro disponibilità  per incontri di formazione  con i dirigenti scolastici  e gli insegnanti che seguono un alunno con diabete” (pag. 51).

Secondo le raccomandazioni SID-AMD del 2014, “lo studente con diabete deve poter partecipare  a tutte le attività scolastiche, compresi i programmi di attività fisica, gite o altri eventi”  e a tal fine “un numero adeguato di insegnanti o altri dipendenti della scuola dovrebbe essere addestrato alle procedure necessarie in caso di ipoglicemia” e alla “supervisione” del minore.

Particolare importanza formativa viene oggi attribuita ai “campi scuola”  che “inizialmente intesi come supporto alle famiglie con disagio sociale, sono oggi riconosciuti dalle principali istituzioni diabetologiche internazionali (ADA, IDF, ISPAD)”  come “un’opportunità finalizzata a migliorare le capacità di integrazione sociale” per tutti i giovani diabetici, al fine di “promuovere l’educazione specifica per l’autogestione del diabete in ambiente protetto; stimolare l’indipendenza nella gestione del diabete in assenza di familiari; favorire il confronto con i coetanei; sviluppare il processo di autostima, la responsabilizzazione, il controllo emotivo e far superare ogni sensazione di isolamento  e di diversità” (Piano sulla malattia diabetica, pag. 52).

E’ opportuno sottolineare come l’attività fisica e sportiva svolta dai minori con DMT1 non debba essere considerata, specie a fini medico-legali, come la prova di un “compenso ottimale” ma  come una fondamentale esigenza terapeutica. Infatti un costante esercizio fisico di tipo aerobico, almeno 3-4 volte per settimana, migliora l’efficacia del trattamento insulinico, riduce l’emoglobina glicosilata, riduce i trigliceridi e il colesterolo totale, innalza la frazione HDL, svolge un ruolo protettivo sul rischio macro e microangiopatico e riduce il rischio cheto-acidosico e/o ipoglicemizzante dell’esercizio fisico occasionale.

La valutazione del diabete mellito tipo 1 a fini di invalidità e handicap

La breve disamina condotta sugli aspetti clinici del diabete mellito tipo 1, sull’impegno terapeutico che esso comporta e sulle indicazioni socio-assistenziali  recentemente dettate dal Ministero della Salute non può che approdare ad una prima considerazione basilare e  propedeutica ad ogni proposta valutativa.

L’acquisizione, da parte del minore affetto da diabete mellito tipo 1, della necessaria consapevolezza di dover convivere con una malattia cronica non guaribile,  ma  solo controllabile,  e al contempo  della indispensabile competenza a gestire il trattamento terapeutico, rappresenta un processo graduale, lento ed  inevitabilmente legato alla  sua complessiva maturazione psico-fisica.

L’autonoma competenza alla terapia, infatti , non si esaurisce  nella sola capacità manuale di  auto-inoculazione del farmaco ma presuppone invece l’acquisizione di  compiute capacità di critica, giudizio e autodeterminazione tali da permettere di fronteggiare nel modo più opportuno  le estemporanee esigenze di adeguamento terapeutico proposte da variazioni dell’alimentazione o dell’attività fisica ovvero dalla comparsa di sintomi indicativi di una condizione di ipo o iperglicemia.

Si tratta evidentemente di una attività cognitivo-volitiva  tanto complessa quanto delicata e pericolosa per le possibili conseguenze di un errore valutativo.

A tal proposito non si può non ricordare  che, pur in altri ambiti e a fini diversi, la capacità di autodeterminazione da parte del minore  sia esclusa prima dei 14 anni di età e debba essere valutata caso per caso tra i 14 e 18 anni, risultando presunta solo al raggiungimento della maggior età.

 

Su tali presupposti, considerando prioritaria la tutela della salute e della sicurezza del minore  e allo stesso tempo eccedente dalle possibilità della commissione valutatrice una compiuta valutazione sul suo grado di maturità, la Commissione Medica Superiore  ritiene che per i minori  affetti da diabete mellito tipo 1, si debba:

  1. riconoscere in ogni caso la sussistenza di difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni propri dell’età,  ai fini dello status di “minore invalido” e del conseguente diritto all’indennità di frequenza;
  1. riconoscere in ogni caso la sussistenza della condizione di handicap con connotazione di gravità,  con previsione di revisione al raggiungimento dell’età adulta.

Tale orientamento oltre che soddisfare pienamente l’obiettivo  più generale perseguito dalla Commissione Medica Superiore INPS di  promuovere in ogni caso una valutazione medico legale fondata sull’evidenza clinica, garantisce al minore portatore di una malattia cronica, come è il diabete mellito, l’assistenza scolastica necessaria  a permettergli la massima espressione delle sue qualità e capacità  nell’ottica futura di un pieno inserimento nella società e nel mondo del lavoro.

Infatti, come sottolineato , già nel 1992,  in un documento congiunto dalla IDF (International Diabetes Federation) e dall’ISPA ( International Society for Pediatric and Adolescent Diabetes), “..un bambino non può lottare per i suoi diritti. Pertanto è compito della società fornire aiuto al bambino e alla famiglia. Quest’aiuto dovrebbe includere risorse mediche, sociali e pubbliche..” ( “Manuale operativo per l’applicazione del ‘Piano sulla Malattia Diabetica’ in età pediatrica” SIEDP, febbraio 2014).

 

 

Il Presidente della Commissione Medica Superiore

Prof. Massimo Piccioni

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Obesity

 

Progetto di sviluppo di una  terapia di gruppo per pazienti affetti da Obesità con e senza alterazioni del metabolismo glucidico:

 

Trenta soggetti di sesso maschile e femminile con età compresa tra i 16 e 70 anni verranno seguiti per otto mesi in terapia psicoeducazionale di gruppo.

I gruppi saranno composti da un minimo di 4 ad un massimo di 8 persone, gli incontri avranno una frequenza mensile ed una durata di 90 minuti ciascuno.

I gruppi saranno gestiti da uno case manager (psicologo psicoterapeuta) coadiuvato da 1-2 infermieri professionali e periodicamente da un medico esperto in nutrizione clinica.

Gli argomenti affrontati dal gruppo  verteranno sulla corretta nutrizione, aspetti psicologici ed emotivi legati al peso ed immagine corporea,  sulla percezione del se e sull’importanza della attività fisica.

Questa verrà incentivata grazie anche alla partecipazione di personal trainers che coinvolgeranno i partecipanti in attività motorie di gruppo, quando possibile prevalentemente all’aperto (nordic walking).

I pazienti saranno assegnati ai vari gruppi  principalmente in base all’età anagrafica, a tutti verrà calcolato il Bmi all’inizio dello studio e valutato il peso corporeo ad ogni incontro successivo.

Gli indicatori presi in considerazione saranno: le variazioni del peso corporeo, i livelli di attività fisica raggiunti rispetto a quelli di partenza, il grado di auto efficacia nella gestione alimentare, controllo degli impulsi alimentari e grado di consapevolezza del proprio peso corporeo e delle sue variazioni in eccesso ed in difetto, valutazione del valore del se a fine del percorso rispetto a quello iniziale.

 

Comunicato stampa

 

 

Tango, salsa e hip hop: quando il ballo diventa un’arma contro il diabete. L’esperienza italiana presentata in occasione del Concorso ”Il diabete a colori”. Parola d’ordine: creatività! 

 

-       L’iniziativa, giunta alla settima edizione e realizzata on collaborazione con la diabetologia dell’Ospedale Meyer di Firenze, in programma oggi al campus biotecnologico di Lilly di Sesto Fiorentino.

-       Con 100 opere singole o realizzate a più mani. Diabete a Colori rappresenta un’occasione per condividere la propria creatività, anche attraverso percorsi esperenziali.

-       Attesi oltre 300 partecipanti, delle diverse età, con la presenza delle principali  associazione impegnate per migliorare la gestione della malattia

-       Previsti laboratori di ballo per i più giovani e i meno giovani per mettersi alla prova divertendosi con la salsa, il tango e l’hip hop, oltre a minitornei di pallavolo femminili e di calcio con atleti con diabete.

 

Firenze, 7 Maggio 2015 – Tango, balli caraibici e hip hop diventano strumenti utilissimi per gestire meglio il diabete, sia esso di tipo 1 che di tipo 2, perché rappresentano un modo ideale e divertente per praticare una corretta attività fisica. E’ il messaggio che viene dalla ricerca “Ballando”, portata avanti per tre anni a Brescia, i cui risultati vengono presentati oggi in occasione della premiazione del Concorso “Il diabete a colori” in programma a partire dalle 10.30 presso il campus biotecnologico Lilly di Sesto Fiorentino. L’evento, a cadenza biennale, è una sorta di “inno” alla creatività ed è aperto alle Associazioni di persone con diabete e ai loro famigliari.

“L’iniziativa – commenta Sara Biagiotti, Sindaco di Sesto Fiorentino- è un’ottima occasione per stare insieme, per parlare di alimentazione e di attività fisica. Un evento che in occasione di Expo2015 assume ancora più significato e che il Comune di Sesto Fiorentino condivide e patrocina perché in linea con le sue politiche e le sue attività a sostegno di uno stile di vita sano e di qualità. La Lilly si conferma un’azienda attiva sul territorio e partecipe alla vita della nostra comunità, con un coinvolgimento positivo e stimolante sempre a vantaggio della collettività”.

 

L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Diabete Italia o.n.l.u.s, A.N.I.A.D. (Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici) e coinvolge insieme all’Ospedale Meyer le maggiori associazioni italiane di persone con diabete in un percorso educativo e di confronto, teorico ed esperienziale, sull’importanza della sana alimentazione e dell’attività fisica, all’insegna della creatività: creatività nell’arte, nell’alimentazione, nello sport.

“L’attività fisica è un’arma terapeutica preziosa nel diabete e nell’obesità – spiega Felice Mangeri, dirigente medico responsabile U.O.S. di Endocrinologia e Diabetologia, A.O. Desenzano d/G, presidio ospedaliero di Gavardo (BS)- Da circa tre anni il centro diabetologico di Gavardo (Brescia) propone programmi di educazione terapeutica in gruppo per persone affette da diabete mellito tipo 2 e obesità, come corsi dietetico-comportamentali associati al Il ballo è attività fisica in forma ludica che favorisce il controllo glicemico, la perdita e il mantenimento del peso e l’adesione duratura a stili di vita salutare, oltre che assicurare per chi lo pratica un effetto emozionale positivo”. Il ballo infatti può essere considerato un tipo di fisioterapia leggera , dolce e armonica. Il ritmo della musica stimola i movimenti e quindi il ballo è una delle poche attività fisiche in cui corpo e mente diventano una cosa sola grazie all’azione di un unico collante, rappresentato dal ritmo della musica. Alla fine, quindi, anche se si muovono le gambe, le braccia, la pancia e la schiena, è il cervello che decide tutto. Ed è anche sul sistema nervoso che il ballo può avere effetti davvero stupefacenti.

Diabete e arte

 

Il momento clou della giornata è rappresentato dalla premiazione dei vincitori della 7a edizione del concorso di creatività espressiva ‘Il Diabete a Colori’ organizzato da Lilly Italia in collaborazione con Diabete Italia e ANIAD, con il patrocinio delle maggiori  Associazioni di persone con diabete e dell’Ospedale Meyer. “Il concorso – precisa Luca Cappellini, referente Italiano del gruppo Young Leaders, vincitore in passate edizioni e membro dal 2015 della Commissione esaminatrice del concorso- dà la possibilità a bambini e adulti che convivono con il diabete di trasformare in colore la convivenza con questa condizione, rappresentando la propria esperienza di vita attraverso un disegno, una prosa, una poesia, un video o una composizione materica” .  Nel 2014 hanno concorso 100 opere singole o realizzate a più mani. L’iniziativa si inserisce nei progetti di responsabilità sociale di Lilly, tesi al miglioramento della salute e delle condizioni di vita della collettività. “Il Diabete a Colori è diventato un appuntamento atteso per molte famiglie, per molti bambini e giovani con diabete e anche per gli operatori sanitari che si occupano di diabetologia. – commenta Sonia Toni, dirigente medico responsabile del reparto di diabetologia presso l’azienda Ospedaliera Universitaria Meyer di Firenze - Prima di tutto il disegno e la narrazione rappresentano per i “concorrenti” una opportunità di trasferire la propria percezione del diabete in una forma espressiva che diventa terapeutica e aiuta ad incanalare le emozioni verso un loro superamento qualora queste rappresentino un ostacolo alla serenità quotidiana. La narrazione in ogni sua forma espressiva è a tutti gli effetti una medicina e quindi questo concorso è perfettamente in linea con tutti gli aiuti messi in gioco per aiutare la persona con diabete ad una convivenza attiva.”

 

Diabete e alimentazione

 

I caposaldi del moderno approccio al diabete sono l’attività fisica regolare e una sana alimentazione. “La corretta alimentazione – spiega Tiziana Pedone, dirigente medico nella U.O.S. Diabetologia dell’ospedale S. Giovanni di Dio a Firenze- insieme alla attività fisica, costituisce il cardine  della prevenzione delle complicanze micro- e macroangiopatiche nel diabete mellito tipo 2. E’ quindi importante offrire ai pazienti affetti da sindrome metabolica  un programma di educazione terapeutica volto a migliorarne sia le conoscenze che la motivazione a una corretta autogestione. Lo strumento “Conversation Map” da noi adottato ormai da anni possiede un valore aggiunto rispetto alle metodiche educative tradizionali, rappresentato dalla possibilità di condividere in gruppo un percorso figurato su mappe colorate con efficace impatto visivo, che stimola partecipazione e attenzione. I pazienti sono accompagnati nel fornire essi stessi le soluzioni ai quesiti che via via vengono posti, mentre l’operatore sanitario (medico, infermiere, dietista) nel suo ruolo di “tutor” lascia spazio al gruppo affinchè lo scambio e la condivisione di esperienze abbia luogo, aspetto questo importante soprattutto per chi si trova ad affrontare il problema “diabete” per la prima volta e spesso deve fare i conti con emozioni negative come  senso di solitudine, rabbia, depressione.”

 

Gli eventi in programma

 

La giornata si concluderà con tre diversi momenti sportivi: presso il Lilly Campus si svolgeranno laboratori di ballo per i più giovani e i meno giovani per mettersi alla prova divertendosi con la salsa, il tango e l’hip hop. In contemporanea si terrà l’incontro di calcio “Trofeo 4° Memorial Lorenzo Guarnieri” tra la Nazionale Italiana Atleti con Diabete con la squadra dei dipendenti di Lilly Italia, alle 14.30 presso l’impianto sportivo di calcio D. Innocenti messo a disposizione dal Comune di Sesto Fiorentino. Allo stesso tempo, alla palestra del Liceo Agnoletti di Sesto Fiorentino, si sfideranno in una partita di pallavolo le squadre femminili “Le carammelite” del Meyer, le “Stoppoloneidi” dell’Ospedale Stoppoloni di Napoli e le pallavoliste fiorentine. ”L’energia che le giovani pallavoliste mettono nella competizione è l’espressione tangibile che il diabete non è un ostacolo, ma una molla  che aggrega, unisce e consolida l’amicizia – riprende la Toni. Il Meyer è

rappresentato da una squadra di adolescenti scatenate” le caramellite”, che ce la metteranno tutta per divertirsi e divertire a suon di schiacciate sotto rete.

Per gli operatori sanitari è una occasione per ascoltare ed imparare, per essere aiutati ad aiutare, è una occasione irrinunciabile di crescita”. L’appuntamento sportivo è aperto al pubblico che potrà assistere alla partita di calcio e, al tempo stesso, sottoporsi a un test gratuito della glicemia con la collaborazione di Menarini Diagnostics. I medici diabetologi di Lilly saranno, inoltre, presenti per rispondere alle domande sul tema diabete, prevenzione ed esercizio fisico.

 

Il Diabete a colori

Per informazioni contattare lillyitalia@lilly.com oppure il Numero Verde 800117678. Per seguire le attività e gli eventi legati alla Campagna si può visitare  www.lilly.it, e le pagine Facebook e Twitter dedicate  (www.facebook.com/diabete.a.colori e https://twitter.com/EliLillyItalia).

 

 

Ufficio stampa

Eli Lilly Italia: Sara Amori – Tel. 055.4257196; 335.5951632– amori_sara@lilly.com

 

 

 

 

Lilly Italia S.p.A.

Lilly Italia S.p.A. è un’affiliata della multinazionale americana Eli Lilly and Company di Indianapolis (U.S.A.), che si colloca tra le prime società farmaceutiche mondiali. Sin dalla sua fondazione, 134 anni fa, la società rende disponibili farmaci innovativi in tutto il mondo e ha attualmente in sviluppo un numero crescente di molecole che hanno il potenziale per essere tra i migliori farmaci nelle rispettive classi terapeutiche. Fin dal 1923, l’azienda è leader in diabetologia, offrendo agli operatori sanitari terapie innovative mediante la ricerca di prodotti che rispondano sempre meglio alle necessità insoddisfatte dei pazienti, permettendo loro di vivere più a lungo e con una migliore qualità di vita. Nell’area di Sesto Fiorentino è stato realizzato il più grande stabilimento per la produzione di farmaci da biotecnologia in Italia, destinato alla produzione di insulina da DNA ricombinante per i Paesi europei ed extraeuropei.

 

Programma Lilly Diabetes Conversation, che utilizza la metodologia e tool Conversation Map TM

(creato da Healthy-i azienda Leader in formazione, in collaborazione con IDF, supportato da Lilly)

Il Programma Lilly Diabetes Conversation nasce nel 2008, come strumento educazionale sul diabete con una metodologia interattiva, dinamica e di gruppo, attraverso “mappe” di percorso. L’obiettivo del programma è di migliorare la comprensione della malattia, la sua gestione e facilitare il dialogo tra medico, infermiere e persone con diabete.

Il programma, tradotto in 44 lingue , è utilizzato in 111 paesi del mondo, di cui 28 europei.

In Italia sono stati certificati da Lilly 1600 HCPs (circa 1400 sulle Mappe Tipo 2 e 200 sulla Mappa Tipo 1).

 

 

 

Selargius 06 maggio 2015

 

                                                                                        Ai Sig. Soci

 

Invio a mezzo Mailing-List

 

Oggetto: Convocazione Assemblea Generale

 

Come anticipato a mezzo e-mail, confermo la convocazione dell’Assemblea Generale Diabete Zero Onlus che si terrà il giorno:

 

Mercoledì 6 maggio 2015

alle ore 06,00 in prima convocazione

alle ore 17,00  in seconda convocazione

 

Presso la Sede operativa Via Boiardo Presso parco Comunale – Su Planu 09047 Selargius  CA

con il seguente ordine del giorno:

1.      Relazione attività Diabete Zero 2014

2.      Presentazione Bilancio Consuntivo 2014

3.      Votazioni Consiglio Direttivo Diabete Zero e nomina consiglieri 2015-2017.

4.      Programmazione attività Diabete Zero 2015

5.      Varie ed eventuali

 

Si ricorda che possono partecipare solo i Soci in regola con in pagamento della quota annuale di adesione per l’anno 2015.

                

                                                                                           

 

 

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“I diritti di coloro che hanno il diabete sono gli stessi diritti umani e sociali delle persone senza diabete. I diritti comprendono, fra gli altri, la parità di accesso all’informazione, alla prevenzione, all’educazione terapeutica, al trattamento del diabete e alla diagnosi e cura delle complicanze.Con questa enunciazione si apre Il Manifesto dei diritti e dei doveri della persona con diabetedocumento che è stato presentato ufficialmente ieri  pomeriggio 14 Aprile alla Camera dei Deputati a Roma, nella Sala Aldo Moro.Tanti gli esponenti del mondo politico e sanitario che sono intervenuti in occasione dell’evento.  2
 1 L’onorevole Lorenzo Becattini, membro dell’intergruppo parlamentare “Qualità della vita e diabete”, ha sottolinenato l’impatto del Diabete sulla spesa pubblica e l’assoluta necessità da parte delle istituzioni di mettere in atto provvedimenti per prevenire stili di vita poco salutari, cercando di modificare la cultura sin dalla giovane età e assicurando omogeneità di trattamento per i pazienti in tutte le regioni evitando le disuguaglianze.Forti ed emozionanti le parole della Sen. Emanuela Baio membro del “Comitato per i diritti della persona con diabete” che vede nel Manifesto la necessità di raccogliere in modo sistemico tutto ciò che il paese ha fatto per le persone con Diabete. Il Manifesto, sottolinea, non è altro che un “atto d’amore” (differenza tra curare prendersi cura) e un“inno alla gioia”. Un documento che viene recepito dalle istituzioni, e non contribuisce solo a migliorare il Sistema Sanitario Nazionale, ma la condizione di vita delle persone con diabete e delle loro famiglie. Inoltre ha aggiunto: “La modifica del titolo con l’aggiunta del concetto ‘doveri’ è estremamente significativa”, “Le Associazioni fra persone con diabete hanno da tempo chiaro che le risorse a disposizione sono limitate: ridurre gli sprechi è compito anche delle persone con diabete, così come vigilare sull’appropriata erogazione dei servizi, dei farmaci e dei presidi. L’appropriatezza è un dovere di chi prescrive ma anche di chi riceve: inutile chiedere quello che non serve, moltiplicare inutilmente gli esami diagnostici,
utilizzare strumenti più costosi che contengono funzioni per noi inutili. In una parola, ricade anche sulla persona con diabete, così come sulle Associazioni, il dovere di collaborare alla sostenibilità della spesa sanitaria. Aver presente i propri doveri nel momento in cui si è portatori di un diritto gioca a favore delle Associazioni e dei Coordinamenti regionali nel dialogo con le Istituzioni,”Prima della firma istituzionale del Documento, Federico Serra, nel corso del suo intervento sottolinea l’importanza della sensibilità dimostrata dalle istituzioni rispetto al tema Diabete.  Il Manifesto è vivo, e questa seconda edizione ne è la conferma. Il percorso che stiamo affrontando, iniziato molto tempo fa (dalla presentazione del primo studio DAWN al Ministero della Salute nel 2007, passando per la prima edizione del Manifesto nel 2009) non si ferma, e mira alla concretezza e quindi verso azioni e provvedimenti concreti. Non solo parole ma azioni da portare avanti. La firma del “Il Manifesto dei diritti e dei doveri della persona con diabete” ci indica che siamo sulla direzione giusta.


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festa del pane

Foto Tore Cabras

Il progetto Cereal 14/20 si propone di approfondire e validare attraverso una ricerca multidisciplinare sui cereali a basso indice glicemico sia i primi dati raccolti in Sardegna sia quelli di altri enti di ricerca in Italia e nel mondo, sia dati sperimentali spesso non strutturati e assolutamente misconosciuti.

Un lavoro condiviso tra ricercatori e comunicatori che permette da subito il passaggio tra il momento della ricerca validata e quello dell’informazione/sensibilizzazione, mettendo così in moto un meccanismo di prevenzione che sarà validato dagli utilizzatori di alimenti a ridotto indice glicemico.

E’ evidente che un programma di questo tipo deve avere un respiro pluriennale per permettere il salto culturale tra cibo e cibo che protegge la salute, per esempio di soggetti border line, per ridotta tolleranza al glucosio (RTC) e di soggetti ” normali ” ai quali
permette un ulteriore miglioramento della qualità della vita. In sintesi il modulo 2014 prevede : a) censimento partners e ottimizzazione della rete delle competenze; b) screening e sintesi dei dati già a disposizione grigi e/o pubblicati; c) coinvolgimento attivo di partners pubblici e privati; d) studio degli accordi tra partners per ottimizzare/massimizzare i risultati attesi nel breve/medio periodo. Inoltre lo sviluppo di progetti di ricerca sul campo e in laboratorio, oltre allo studio e allo sviluppo di strumenti amministrativi, legislativi ed economici e
delle attività di comunicazione correlate.

PROGRAMMA CONVEGNO QUARTU2014-1 (3)

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Studio in pazienti con e senza Diabete Mellito sul corretto uso della terapia con Vitamina D (Colecalciferolo)

Il progetto si rivolge a pazienti di età compresa tra i 20 e i 70 anni di entrambi i sessi affetti da Ipovitaminosi D e sottoposti ad adeguata terapia sostitutiva con Colecalciferolo per la durata di un anno.

Il progetto è finalizzato alla valutazione degli effetti metabolici in pazienti affetti da Diabete Mellito di tipo 2 e in pazienti non affetti da tale patologia ma con familiarità e/o presenza di alterata glicemia a digiuno (IFG) o ridotta tolleranza al glucosio (IGT).

Il campione è composto da pazienti normopeso, in una condizione di sovrappeso o affetti da obesità, i quali verranno sottoposti ad un monitoraggio ad intervalli di 3 mesi, mediante metodologia caratterizzata da rilievo di esami di laboratorio e dei principali parametri antropometrici. Lo studio viene effettuato presso il Servizio di Endocrinologia asl 8 Cagliari.
Responsabile del progetto D.ssa Luisanna Mascia Psicologa Psicoterapeuta Collaboratrice Volontaria presso Ambulatorio Obesità Servizio di Endocrinologia
Supervisore Dott. Guido Almerighi Direttore Servizio di Endocrinologia

 

23 Ottobbre 2014-Programma Corso sul Diabete Gestazionale (1)-page-001

 

 

 

locandina A3 corretta

 

Istituzioni, medici e pazienti ancora insieme.

L’incontro promosso dalla Società Italiana Endocrinologia e Diabetologia pediatrica e dall’Associazione Diabete Zero , si terrà venerdì 14 Novembre 2014, dalle 09.30, presso l’Aula Consigliare del Comune di Cagliari.

L’incontro è aperto a tutti gli interessati e hanno aderito le più importanti associazioni regionali dei pazienti.

L’evento si inserisce nelle numerose iniziative , oltre 400 in Italia, e a livello mondiale, sulla diffusione e il forte incremento del Diabete .

La GMD fu promossa dall’International Diabetes Federation e dall’ONU nel 1991, è patrocinata dalla Presidenza della Repubblica, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Salute, Lavoro, Politiche Sociali.

Quest’anno , per la pediatria, è dedicata al ”Bambino con diabete e la Scuola” a causa delle numerose criticità nell’inserimento scolastico.

L’incontro, anche a Cagliari, si propone di fare il punto sullo stato dell’arte della patologia diabetica e sulla sua gestione del bambino in ambito scolastico .

La SIEDP, in quanto Società Scientifica Pediatrica, rappresentata dalla Dott.ssa Anna Paola Frongia (AOB di Cagliari), è da sempre è in prima linea sui temi di assistenza e tutela del bambino con Diabete

L’Italia oggi può vantare un eccellente modello di assistenza al diabete in età pediatrica ma carente sugli aspetti sociali, per es. i rapporti con la scuola.

La scuola svolge un doppio ruolo, di istruzione e formazione, ma rappresenta anche un momento importantissimo nel processo graduale di accettazione del diabete da parte del bambino. Avere il diabete non è un handicap ma rappresenta comunque una differenza. L’alunno con diabete deve sempre riflettere sulle conseguenze di quello che sta per fare, spesso deve compiere delle scelte, imparare ad autogestirsi. La nostra scuola deve garantire un adeguato inserimento del bambino con diabete senza creare problematiche psicologiche di esclusione o diversità. L’incontro, anche a Cagliari, si propone di fare il punto sullo stato dell’arte della patologia diabetica e sulla gestione del bambino in ambito scolastico.

Nell’occasione sarà presentato dal Presidente della Federazione Diabete Sardegna, Sig. Antonio Farris , il “Documento strategico di intervento per l’inserimento del bambino, adolescente e giovane con diabete mellito in contesti scolastici”, elaborato dall’AGD (Associazione Diabete Giovanile).

 SARDEGNA

Secondo l’ultima indagine Epidemiologica riguardante gli ultimi 5 anni, ( Dott.ssa Frongia – SIEDP – Dott. Antonelli Oss. Ep: Ass. Sanità) l’incidenza del Diabete Tipo 1 fra 0-14 anni è attualmente di 60/100.000

In Sardegna si ammalano attualmente circa 126 bambini all’anno di Diabete Insulinodipendente nella fascia di età 0-14, questi dati ci collocano come fra le regioni a più alto rischio al mondo . In Italia l’incidenza media per la stessa fascia di età è fra il 12- 14 /100.000

L’incontro di oggi, come si evince dal programma, attraverso le relazioni, delle testimonianze di genitori, di rappresentati delle Associazioni aderenti alla Federazione Diabete Sardegna, e delle istituzioni coinvolte, fornirà un’immagina chiara della situazione Sarda, è chiederà un impegno delle Istituzioni per far si che anche la nostra Isola sia al passo con le altre Regioni, che già da tempo hanno legiferato su questo problema

 

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cena

 

sabato 13 settembre“Grano, Pane e Salute”.

Le prospettive della filiera del grano tra tradizione e ricerca, organizzata da Cereal14/20,

presso Casa Dessi in via Gramsci a Settimo San Pietro, domenica 6 luglio

dalle ore 10.00,

nell’ambito delle iniziative per la Festa del Pane 2014.

 Per esigenze organizzative è gradita la conferma della Sua partecipazione all’indirizzo

e-email cereal1420@gmail.com

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Il diabete di tipo 1, anche detto diabete giovanile o diabete insulino-dipendente, è una patologia cronica; su una base genetica si innesca un processo autoimmune, il pancreas non è più in grado di produrre correttamente insulina, l’ormone che regola i livelli di glucosio nel sangue. Il sistema immunitario della persona colpita da diabete riconosce come estranee e dannose le cellule beta, che all’interno del pancreas sono deputate alla produzione di insulina; le attacca e le distrugge, fino ad azzerare talora completamente la produzione di questo ormone.
“La Sardegna è la regione più colpita in Italia. I nuovi casi, nella fascia di età compresa tra 0-14 anni, sono circa 130 per anno, e la percentuale di popolazione sarda colpita direttamente e indirettamente dalla patologia è molto elevata. Per questo – dichiara Francesco Pili, presidente Diabete Zero Onlus – abbiamo scelto la città di Cagliari come sede del convegno, e abbiamo voluto riunire al tavolo dei lavori relatori di comprovata professionalità e fama, con cui condividere contributi scientifici rilevanti”.
I lavori si apriranno alle 9.30. Dopo i saluti dei promotori e delle autorità locali, la dott.ssa Rita Bottino, Research Associate Professor University of Pittsburgh, presenterà un focus su “L’autotrapianto di isole pancreatiche”, intervento che consente di restituire al paziente la capacità di produrre insulina autonomamente, con prospettive di un buon controllo metabolico. Seguirà la relazione del dr.
Massimo Trucco, M.D., Hillman Professor of Pediatric Immunology Head, Division of Immunogenetics University of Pittsburgh. Nel suo intervento “Terapie cellulari per il diabete di tipo 1” illustrerà come all’interno del circolo vizioso generato da cellule T e beta cellule del pancreas, si può intervenire per migliorare la situazione: iniettando periodicamente l’insulina, o trapiantando nuove cellule beta isolate da possibili donatori, o aumentando artificialmente il numero delle cellule regolatrici, o bloccando la capacità delle cellule dendritiche di attivare nuove cellule T.
Seguirà la seconda sessione di interventi a carattere scientifico, a cura del prof. Francesco Cucca, Direttore dell’Istituto di Ricerca Genetica e Biomedica (IRGB) del CNR di Cagliari, e della dott.ssa Paola Frongia, Presidente regionale SIEDP per la Diabetologia. Le loro relazioni contribuiranno a fotografare la patologia diabete, in Italia e in particolare in Sardegna, in un confronto con i colleghi d’oltre oceano su quelle che possono essere le reali prospettive future nella cura della malattia diabetica.
“Abbiamo voluto dedicare questo incontro ai pazienti e ai loro familiari – afferma Aurora Ketmaier, presidente ARDI Onlus -. Convivere con questa patologia comporta impegno, motivazione e sacrifici, e le aspettative e la fiducia riposte nella ricerca sono altissime. Per questo abbiamo organizzato un momento di incontro, di partecipazione e condivisione, per incoraggiarli, sostenerli e far sentire la nostra costante presenza. Siamo contenti di poter celebrare proprio in questa occasione il 25 anno di vita dell’Associazione, e l’impegno profuso in questo lungo arco di tempo a favore della ricerca scientifica”.
Alle 11.30 si aprirà il dibattito: ai pazienti e ai familiari sarà data l’opportunità di discutere con medici e ricercatori delle loro problematiche, dalla valutazione di possibili percorsi di cura all’analisi delle potenzialità di nuovi interventi, fino alla domanda che sta più a cuore: un giorno, dal diabete di tipo 1, si potrà guarire? E fino a quel giorno, medici, ricercatori, amministratori locali, associazioni e tutti gli attori coinvolti, come si impegnano a migliorare la qualità di vita del paziente?
Il convegno, patrocinato dalla Regione Sardegna e dalla Federazione Diabete Sardegna, sarà moderato dal dr. Marco Songini, primario del Centro per il Trattamento delle Complicanze del Diabete, Azienda Ospedaliera G. Brotzu di Cagliari.

8 giugno

 

 

 

 

Il Professor Alessandro Donati presenta il suo nuovo libro sul tema “Il doping dello Sport, chi lo subisce chi lo combatte.

IL’ASSEM, insieme agli EPS CSI – ASI – UISP, all’Associazione Diabete Zero Onlus e con il patrocinio del Comune di Quartu S.E. per l’iniziativa che riguarda la cittadina del cagliaritano, intende proporre un dialogo tanto ambizioso quanto importante. Un ulteriore sforzo per unire le conoscenze scientifiche con le testimonianze dirette di chi ha avuto il coraggio e la determinazione necessari per avviare una lotta senza quartiere al sistema doping.
Ognuna delle 3 giornate sarà occasione di scambio culturale e di riflessione, mirata a motivare chi ha il difficile compito di educare i più giovani, per cercare di tenere questi ultimi lontano da ogni “scorciatoia”, rivelando loro i veri valori dello sport, enfatizzati da molti ma perseguiti da pochi.
Gli incontri, a cui parteciperà anche il già campione europeo dei 10.000 metri Stefano Mei insieme ad altri testimonial del mondo sportivo, sono rivolti a tutti coloro che hanno a cuore il futuro dello Sport e il suo ruolo in una società realmente civile.

l Professor Donati fra le altre cose, è membro del Comitato Scientifico Libera narcomafie, consulente WADA, metodologo dello sport e ricercatore.

Il primo incontro sarà giovedì 27 marzo a Nuoro, presso l’Hotel Sandalia (zona Ospedale) alle ore 18:00.
Il secondo incontro sarà venerdì 28 marzo a Oristano, presso la Sala Riunioni della Provincia alle ore 18:00.
Il terzo incontro sarà sabato 29 marzo a Quartu Sant’Elena, presso l’ex Convento dei Capuccini alle ore 18:00

 

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Campagna Soci 2014

 

L’Associazione “DIABETE ZERO ONLUS” se esistiamo è grazie al sostegno di persone come te.

Abbiamo bisogno del tuo aiuto anche per il 2014

Fai  una donazione:

Socio Ordinario Euro 30,00 prima affiliazione

Euro 20,00 successive affiliazioni

Donazione tramite bonifico

I bonifici sono da intestare a Associazione DIABETE ZERO ONLUS, 

Via Santa Maria Chiara 114 – 09134 Pirri –  Cagliari

(si prega di inserire il proprio indirizzo email nella causale):

- CC BANCARIO BANCA PROSSIMA CONTO NR. 1000/00063366, 

IBAN: IT 48  G033  5901  6001  0000  0063  366

526588_4990390070639_705214876_n

 

IL PRESIDENTE

FRANCESCO PILI

Associazione “Diabete Zero” Onlus

Sede operativa Via Boiardo – Parco Comunale  Su Planu

 09047  SELARGIUS

 C.F.92186440928  -  Cell. 393.8813595

www.diabetezero.it - E-mail diabetezero@gmail.com

PAGINA FACEBOOK  Diabete Zero Onlus

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2 commenti

  1. Onofrio Morgante says:

    sono d’accordo per l’auto controllo.

  2. Claudia Lecis says:

    Buongiorno
    mi chiamo Claudia Lecis e sono una psicoterapeuta che lavora presso la Casa di cura S. Elena a Quartu, nel servizio per i disturbi alimentari e l’obesità. Chiedo di poter avere un colloquio con il presidente per poter discutere di una proposta di collaborazione.
    Attendo una risposta, grazie.
    Saluti
    Claudia Lecis

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