Giornata Mondiale sul Diabete 2009

Sono Francesco PILI il  diabete è un’emergenza sanitaria, è una vera e propria epidemia, che riguarda il mondo, 246 milioni di persone, destinate a salire nel 2025 a 380 milioni.Solo Italia sono interessati più di tre milioni e mezzo di diabetici.Per lo più si tratta di persone malate di tipo 2.

Anche il diabete di tipo 1, tuttavia è in continua crescita: ogni giorno si segnalano 4 nuovi casi soprattutto tra bambini adolescenti.

La su diffusione è tale che la malattia è stata recentemente dichiarata dall’ONU emergenza sanitaria planetaria.

Cagliari aderisce alla Giornata Mondiale del Diabete indetta dall’ONU il 14 novembre dedicata quest’anno in particolare al diabete in età pediatrica.

Il simbolo della Giornata Mondiale del Diabete è un cerchio blu: blu come il cielo che unisce tutte le nazioni, il cerchio a indicare l’unione della comunità globale del diabete in risposta al sempre maggiore diffondersi del diabete tra bambini e gli adolescenti nel mondo.

Il 14 novembre è la data di nascita di Frederick Banting che per primo, assieme a Charles Best, ebbe l’intuizione che condusse alla scoperta dell’insulina nel 1922.

Io vorrei richiamare l’attenzione sulla patologia cronica che rappresenta il diabete, la prese in carico dei bambini e adolescenti con diabete sortisce

risultati migliori se l’approccio è multidisciplinare e coinvolge professionisti di tutte le aree sanitarie afferenti alla pediatria.

Attorno alla cura del diabete mellito tipo 1 in età pediatrica ruotano tre personaggi “principali” che sono il bambino (protagonista), i genitori (la madre e, più raramen­te, il padre) e il pediatra diabetologo. A questi si aggiungono altri personaggi che nel percorso educativo e nelle sempre nuove esperienze di vita possono avere importanza variabile e, talvolta, molto elevata: gli insegnanti, i fratelli, i parenti, gli amici, che con i loro interventi possono spesso modificare il tipo di atteggiamen­to dei giovani pazienti verso la malattia.
IL BAMBINO CON DIABETELa mia esperienza mi dice volendo semplificare, si può dire che la modalità di verifica del bambino rispetto alla malattia è “ambientale” : ciò significa che, per aiutarsi a rendersi conto di cosa gli sia successo ammalandosi di diabete, prima di tutto il bimbo guarda intorno a se’, e non all’interno della sua persona, valutando gli effetti che quella determinata cosa gli causa. Piano piano e successivamente comincerà a guardarsi dentro per rassicurarsi che, anche rispetto agli altri, alla famiglia allargata, compagni, altri adulti, niente sia cambiato o, se qualcosa è mutato, non è successo niente di grave.
La capacità dei genitori di fare fronte alla nuova situazione e di recuperare la serenità, è per i più piccoli fondamentale. Certo , l’impatto iniziale è forte : l’ Ospedale, i camici bianchi, le iniezioni , i primi controlli e , soprattutto, ancora lo sconcerto di mamma e papà lo spaventano e , in una certa misura, lo sconvolgono. E’ anche vero però che, se il Ricovero e la Prima educazione procedono senza ostacoli e il piccolo si lascia accogliere ed ambientare dal Reparto, spesso questa esperienza primordiale può anche lasciare un buon ricordo.
Una volta rientrato a casa e alla vita di sempre, il bambino verificherà un po’ alla volta, introducendo le nuove abitudini, con il supporto della famiglia , nel contesto abituale, di sentirsi sempre ed ancora accettato ed accettabile ; al bambino giova che la famiglia intera adotti le nuove attenzioni nei suoi confronti e, soprattutto, che il suo ambiente scolastico sia a conoscenza della sua nuova situazione e gli permetta di reinserirvisi senza scossoni, in un clima comunicativo aperto e senza segreti. Spesso, anzi, il fatto di farsi controlli e punture con estrema disinvoltura, ne fa un piccolo eroe.
Il bambino rimane comunque sempre molto attento agli equilibri e alla loro facilità : per sostenere, infatti, la conduzione dei diversi “Si fa..non si fa”, è necessaria una dose massiccia di serenità sia a livello personale che familiare.Naturalmente tutto ciò va considerato in relazione all’età più o meno precoce del bambino in questione ; quando l’esordio è molto precoce, è molto facile che ricada in maniera importante sul rapporto fra il bambino e la madre, poiché di maggiore dipendenza.
Si può dire, comunque, fin da adesso che l’esordio collocato diversamente dal punto di vista cronologico, non facilita l’andamento dell’accettazione della malattia e del relativo farle fronte, ne’ permette di saltare delle ipotizzabili “tappe”.
LA FAMIGLIA

Una cosa va detta innanzitutto, e vale sia per i familiari del bambino piccolo come per quelli dell’adolescente : la Famiglia del paziente diabetico ha, ancora prima del resto, due problemi di impatto , che andranno a sovrapporsi e a sfumare in quelle sono le dinamiche di gestione quotidiana,.

Il primo è quello di recepire il colpo che il proprio figlio sia malato ; il secondo, è quello di far fronte anche al fatto che il figlio ha una malattia cronica, che non gli passerà.
A livello generale , l’apprendere attraverso la diagnosi che il proprio figlio è malato, provoca nel genitore una ferita che va ad incrinare le aspettative di, bravo ma soprattutto sano, avute da sempre, anche se la diagnosi avviene a diversi anni dalla nascita di quel figlio. Questa ferita viene poi in qualche modo resa “cicatrice permanente” dal fatto che il diabete è una malattia cronica :

E’ questa, infatti, una delle maggiori preoccupazioni dei genitori dei piccoli e meno piccoli diabetici : che i loro figli non rimangano indietro, o , ancor peggio, esclusi dalla vita normale, dalle tappe esistenziali comuni a tutti, che non debbano, per questo motivo, avere a soffrire, che non siano diversi, che non vengano trattati da tali, che non abbiano problemi, in una sola espressione, che non siano malati veramente.
In un certo senso, in questo il Diabete può accontentarli , permettendo a bambini e ragazzi, se debitamente curati, un’aspettativa di vita più che soddisfacente. Così, forse anche per questo, i genitori si attivano molto precocemente per apprendere a curare adeguatamente il proprio figlio, e il loro interesse si risveglia prontamente garantendone l’efficienza e l’informazione.
Va accennato, parlando del bambino piccolo, a come si possa radicare e fortificare il rapporto importante e , talvolta esclusivo, con la madre, a scapito, del coinvolgimento paterno nella gestione della malattia :

Spesso accade che, mentre la mamma si occupa direttamente o accanto al figlio delle “incombenze” quotidiane, i padri si interessano attivamente alla ricerca di una cura definitiva del diabete; in altri casi, i padri si presentano come gli elementi più distaccati al fine di bilanciare la più evidente ansia materna..
Tutte le fin qui condotte riflessioni sono ovviamente applicabili a realtà familiari equilibrate; si lascia solo all’intuizione quindi, quanto il Diabete possa arrivare a pesare in casi di famiglie difficili e problematiche, tanto da diventare per il malato un chiaro segnale e codice di disagio, come una possibilità per richiedere aiuto.
LA SCUOLA

Indiscutibilmente l’ambiente di vita esterno alla famiglia più importante durante l’età evolutiva, la scuola costituisce per il diabetico bambino e giovane il banco di prova personale e sociale della sostenibilità della sua condizione.
Normalmente, durante l’infanzia, l’ambiente scolastico, Istituzione e classe, docenti compresi, vengono immediatamente informati dell’Esordio o dell’arrivo di un alunno con diabete e coinvolti in una gestione minima : sicuramente i genitori, ma spesso anche il medico incontrano i docenti e anche la classe per spiegare ed insegnare di cosa ha bisogno il piccolo, come si fa una glicemia, come intervenire in caso di emergenze, nonché descrivendo quali attenzioni psicologiche esercitare.
Si tratta , infatti, di un’età in cui una caramella od una presa in giro fanno la differenza : il bambino gode del fatto che gli insegnanti e i compagni siano a conoscenza delle sue esigenze e non lo “costringano” a fare delle rinunce (per esempio, non partecipare alle feste perché impossibile trovarvi altro che dolci).
Inoltre , il fatto che , nei casi di bambini diabetici che frequentano il tempo pieno, uno dei genitori si rechi presso la scuola per il controllo della glicemia e la somministrazione dell’insulina e ciò possa essere fatto con la partecipazione della classe, aiuta a far rientrare queste pratiche nella normalità.

LO SPORT

Attività dall’alta valenza educativa e socializzante, nonché potenziante per l’individualità , perché autodisciplinante e gratificante, nel caso di chi ha il diabete lo sport va guardato e gestito con attenzione . Questo perché è considerato anche un elemento necessario al mantenimento di un buono stato di salute, uno dei cardini delle abitudini terapeutiche
Quindi per il soggetto con diabete lo Sport può avere connotazioni aggiuntive rispetto a quelle comuni a tutti, venendo a costituire quasi l’occasione di una doppia gara con se stessi.


Francesco Rag. PILI